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Anteprima dal nuovo numero di
MicroMega in edicola dal 25 marzo
Al voto, al voto! Istruzioni per l’uso
di Paolo Flores d'Arcais
Il
13 e 14 aprile non andremo a votare. Andremo a votare con questo
sistema elettorale, che fa schifo, non a caso è stato definito
«porcata» dai suoi ideatori, ma che deciderà – esso solo – la
transustanziazione dei voti in seggi. Sarà bene rendersene conto,
perché la tendenza spontanea in ciascuno di noi è di illudersi che
il voto reale corrisponda al voto emotivo, morale, o comunque lo
vogliamo chiamare.
Per capirsi. Tu voti per la lista Xz, perché la senti più vicina, o
la meno lontana, o la più efficace nell’opporsi a ciò che più
detesti. Nella croce che metti sul suo simbolo riassumi queste tue
emozioni, e una volontà di lotta o di riduzione del danno. Ma il
risultato matematico di quel tuo voto, l’unico che poi conti,
potrebbe addirittura rovesciare il senso che al tuo voto hai inteso
dare.
Il sistema elettorale «porcata» stabilisce infatti che alla Camera
dei deputati una cospicua maggioranza assoluta vada alla coalizione
che prende il maggior numero dei voti, quale che sia la percentuale
ottenuta, magari anche molto inferiore al 50 per cento (più
coalizioni e liste sono in concorrenza e più bassa può essere la
soglia).
Nell’attuale situazione ciò significa che la coalizione
Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico (ironicamente etichettata «Il
popolo delle libertà») otterrà alla Camera la fiducia per un suo
governo, con largo margine, se la coalizione Partito
democratico-Italia dei valori (che per comodità chiameremo
Veltroni-Di Pietro-Bonino, visto che nel Pd si presentano anche i
radicali) otterrà anche un solo voto di meno.
Questa la realtà. Il resto è sogno, immaginazione, fantasia. E
legittima, legittimissima rabbia, naturalmente. Perché questo
sistema, da «porcata» qual è, porcate produce. Ma noi daremo senso
concreto al nostro voto con questo sistema elettorale, non con le
intenzioni che preferiremmo lo determinasse.
Perciò, quali che siano i nostri sentimenti, se contribuiamo a
far avere alla coalizione Veltroni-Di Pietro-Bonino un solo voto in
meno rispetto alla coalizione Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico,
avremo cooperato concretamente e irreversibilmente a cinque anni di
governo Berlusconi seguiti da sette anni di Berlusconi al Quirinale.
Abbiamo tutto il diritto di concludere che questa prospettiva non ci
spaventa, che preferiamo dare un voto «emotivo» anche se questa ne
sarà la conseguenza, non possiamo invece far finta di non sapere.
Sarebbe disonesto, sarebbe immorale.
Al Senato le cose stanno in modo un poco diverso, ma assai meno di
quanto non si speri. I premi di maggioranza scattano su scala
regionale anziché nazionale, ma scattano comunque, in compenso le
liste «minori» devono raggiungere un quorum quasi improbo, l’8 per
cento, al di sotto del quale tutti i loro voti valgono zero.
Torniamo all’essenziale, perciò: un solo voto di meno di Veltroni (e
alleati) rispetto al Cavaliere (e sguatteri, Ciarrapico docet), e
avremo mandato al potere Berlusconi per almeno dodici anni. Questa
circostanza matematica (l’unica che conti per attribuire i seggi) ci
manda in bestia, moralmente non vogliamo subirla, ma in realtà le
cose stanno proprio così.
Sappiamo tutti che in larghi strati di cittadini democratici, e
dunque antiberlusconiani, circolano due tentazioni. Annullare il
voto (o non andare proprio), votare la lista arcobaleno di
Bertinotti. Tentazioni comprensibili, che hanno dalla loro
moltissimi argomenti.
Io stesso sul numero di settembre 2006 di MicroMega, dopo averli
certosinamente elencati, concludevo: «Dobbiamo essere conseguenti:
rifiutare come ormai indecente ogni ricatto del tipo “finirete per
far vincere Berlusconi” e rispedirlo con disprezzo al mittente.
Dichiarare anzi esplicitamente, solennemente, collettivamente, che
se i partiti di centro-sinistra, attraverso l’azione quotidiana di
governo e l’approvazione urgente delle leggi necessarie, non daranno
soddisfazione a quel “cahier de doléance” minimalista che sono le
richieste stranote in fatto di conflitto d’interessi, giustizia,
pluralismo televisivo eccetera, non li voteremo più`. Anche a
rischio che in questo modo vinca per una terza volta Berlusconi».
Ho cambiato idea. La nuova coalizione berlusconiana realizza infatti
ormai, senza le sbavature e le crepe democristiane di Casini, un
disegno populista eversivo di cristallina evidenza. Il fondamento
antifascista della nostra Costituzione verrà spazzato via e irriso
come un «cane morto», la morsa clericale e oscurantista su corpi,
esistenze private e cultura celebrerà fasti medioevali, la libertà
sarà intesa solo nel senso di un’inarginabile arroganza del
privilegio, la tolleranza zero verso emarginati e senza santi in
paradiso si accompagnerà alla impunità totale e opulenta per amici
del governo e altri establishment, il controllo totale del sistema
televisivo farà concorrenza alle più nere fantasie di Orwell.
Dopo dodici anni (almeno) di Berlusconi al potere, la democrazia
italiana sembrerà gemella di quella russa di Putin. Del resto, non è
Putin il leader politico con cui Berlusconi vanta la più intima
amicizia e di cui canta i più ditirambici elogi? Putin è il suo
modello, o forse Berlusconi pensa che sia Putin ad aver realizzato
in Russia una «democrazia» sul modello di Berlusconi. Cambiando
l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia.
Immaginiamo, come possibile, che alla vigilia del voto lo scarto fra
i due schieramenti sia minimo: 100 a
Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico, 99 a Veltroni-Di Pietro-Bonino,
cifre inferiori a tutti gli altri. Restano da conteggiare due voti,
amico lettore: il tuo e il mio. Tu mi riassumi l’elenco di tutte le
magagne (per atti ed omissioni) compiute dal centro-sinistra, e mi
chiedi di votare perciò Arcobaleno. Se mi convinci, il risultato
sarà dodici anni (almeno) di potere di Berlusconi, ma una decina
(forse) di deputati in più per Bertinotti e Pecoraro Scanio. Sei
sicuro di volere questo? Se sei sicuro, non c’è da discutere, è una
posizione legittima e un voto con essa coerente.
Io penso invece che per le lotte che comunque dovremo fare (governo
Berlusconi o governo Veltroni), su diritti civili ed eguaglianza
sociale, informazione libera e pluralista e giustizia eguale per
tutti, e via compitando il rosario ben noto, non è indifferente
quale sarà il governo. Con dodici anni di potere berlusconiano
rischiamo che per lottare democraticamente diventi necessario essere
un poco eroi. E ti risparmierò la citazione di Brecht che conosci
come me e come me condividi.
Oltretutto, per le lotte che ci stanno a cuore, nello schieramento
di Veltroni troveremo degli alleati. Lungi da me fare il peana sul
«modo nuovo di fare le liste». In questo stesso numero una donna
siciliana, entrata nel Partito democratico con le famose primarie,
racconta oltre ogni ragionevole dubbio come il motto del Gattopardo
spadroneggi anche nel Pd di Veltroni. Ma alcune novità ci sono,
nasconderle sarebbe disonestà e cecità.
L’accordo con Di Pietro, intanto, che entrerà nel Pd (e in
parlamento) portando l’istanza della legalità. L’accordo con i
radicali, senza pagare il dazio-Pannella, con tutto ciò che di
laicità i radicali significano (doppio merito per Goffredo Bettini,
dunque). Umberto Veronesi capolista a Milano, uno scienziato al
servizio della vita e della libertà delle donne, e della libertà
laica tout court (ha difeso, come dovrebbe essere ovvio, il diritto
di ciascuno sulla propria vita, la propria sofferenza, la propria
morte: il diritto civile all’eutanasia, insomma). La conferma di
Ignazio Marino e della sua legge contro l’accanimento terapeutico,
bloccata fin qui dall’accanimento teo-dem. Il ripensamento su
Giuseppe Lumia, la cui lotta anti-mafia torna capolista in Sicilia
(grazie anche a Ignazio Marino). E infine, last but not least,
Pancho Pardi capolista al Senato in Toscana per l’Italia dei Valori.
Il compagno che a piazza Navona Nanni Moretti indicò come il futuro
leader della sinistra e che con Nanni continua a significare, per il
milione e passa di cittadini di piazza san Giovanni, 14 settembre
2002, i girotondi, la loro festa di protesta, il loro ossimoro di
moderazione intransigente per la libertà e la giustizia.
Il 13 e il 14 aprile non andremo a votare. Andremo a votare con
questa legge elettorale. Non saremo liberi di esprimere intenzioni
ed emozioni attraverso il segno sulla scheda. Il meccanismo della
«porcata» deciderà il significato concreto, cioè vero, del nostro
voto. Lo abbiamo discusso a sufficienza. Ciascuno dovrà ora
decidere, senza fingere di non sapere.
Potremo salvarci l’anima, o salvarci da dodici anni di potere di
Berlusconi-Putin. Io, da buon materialista e ateo, trascurerò
l’anima.
(Da
MicroMega n°2/2008, in
edicola dal 25 marzo 2008).
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