Scelti per voi

 


 

Nei momenti cruciali della storia contemporanea italiana, la sinistra radicale, riformista, sindacale, di fronte a scelte fondamentali per l’interesse economico del paese e gli esiti delle elezioni riesce sempre a fare “harakiri”. Una tendenza suicida che non ha eguali nel resto del mondo, specie in Europa, dove invece le formazioni socialdemocratiche, riformiste e radicali contrastano spesso unite gli avversari della destra neo-liberista.
Ma l’anomalia italiana è purtroppo storicamente accertata! E i danni sono evidenti dal dopoguerra in poi!
Chi ricorda ormai più che il primo governo Prodi nel 1998 cadde sulla richiesta, ormai rimossa del tutto, della riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore e dell’assorbimento integrale dei Lavoratori socialmente utili ( per molti versi un’invenzione al SUD per garantire manodopera disoccupata, manipolata dalle organizzazioni criminali!), portata avanti con caparbietà e spirito di autodistruzione da Bertinotti e parte del sindacalismo radicale della CGIL, e dai tanti sindacatini autonomi di estrema?
Fu l’inizio della fine per il primo governo realmente di centrosinistra, che portò all’avvicendarsi di D’Alema e Amato alla guida dei governi, per poi finire col perdere le elezioni regionali, europee e nazionali a favore di Berlusconi. Dal 2001 al 2006 si instaurò un “regime mediatico-politico”, che neppure la vittoria risicata del secondo governo Prodi è riuscito a modificare né a scalfire nei suoi tratti essenziali.
Oggi, assistiamo alla “Televendita” di Alitalia, con Berlusconi nelle vesti sue più adatte, quelle del piazzista alla “Vanna Marchi”. Sa di dire bugie, il Caudillo di Arcore, ma sa anche che riesce così a distogliere la campagna elettorale dai veri temi più sentiti dagli italiani. Non solo, ma Berlusconi, in questa sua dote naturale di “venditore di tappeti”, riesce per l’ennesima volta a soffiare fumo negli occhi dell’opinione pubblica, dei partiti, dei sindacati, dei giornalisti e delle stesse èlites imprenditoriali-affaristiche.
Che sia un’amara medicina quella proposta da Air France per risanare Alitalia è cosa nota. Negli ultimi 15 mesi, il governo ha dato spazio a due diverse trattative per cercare di arginare il fallimento della nostra compagnia di bandiera, mentre nei 5 anni di governo Berlusconi-Bossi-Fini-Casini nulla fu fatto, se non l’alternarsi di amministratori delegati e presidenti con emolumenti e buonuscite, che neppure il potente capo dell’Air France, Jean Cyril Spinetta, si sognerebbe di percepire.
La prima asta andò deserta, mentre alla seconda si ritirarono quasi tutti, tranne i francesi, che poi proseguirono nella “due diligence” e gli abruzzesi di AirOne del costruttore Toto.


Dal 2002 ad oggi, ovvero dall’inizio della crisi inarrestabile dei conti e dell’operatività di Alitalia nessun sindacato si è mai dimostrato disponibile a proporre e discutere piani di risanamento, perché invischiati in logiche corporativistiche e di mantenimento della “rendita di posizione”: come dire “tanto è una compagnia di bandiera e lo stato ripianerà comunque i debiti”!
Oggi quegli stessi sindacati insensibili si prestano al gioco al massacro propagandato da Berlusconi, invocando la discesa in campo di una fantomatica “cordata italiana” (che in 6 anni non si è mai fatta avanti, se non per contrastare alcune scelte di Alitalia, come nell’acquisizione di VolareWeb o nell’introduzione di alcuni voli a tariffe “low cost”, ricorrendo ai TAR e al Consiglio di Stato).
La stessa arrendevolezza e lo stesso infantilismo politico vengono mostrati dai settori della sinistra radicale, quella che si richiama al “cartello elettorale” guidato da Bertinotti: sì alla cordata italiana, sì al “prestito ponte”, sì ad una soluzione mista stato, Regioni, enti locali, Cassa Depositi e Prestiti. Guarda caso, in analogia con le stesse “panzane economico-politiche” sbandierate dalla Lega Nord e dal sindaco di Milano Letizia Moratti. Siamo davvero all’insipienza in fatto di mercato, regole della libera concorrenza e di direttive europee!
Di fronte a qualsiasi operazione che vedesse lo Stato impegnato nel salvataggio dell’Alitalia, l’Unione Europea e per suo conto le altre grandi compagnie aeree, anche quelle ritenute amiche come Lufthansa o British Airways, ricorrerebbero subito ai tribunali comunitari e i cittadini contribuenti italiani dovrebbero di sicuro pagare multe salatissime.
E’ chiaro che siamo di fronte ad un ennesimo capitolo della campagna elettorale, che in vista delle ultime settimane, si cerca di avvelenare per far perdere consensi e attrattiva ai “messaggi nuovi” immessi sui media da Veltroni con il suo Partito Democratico.


E’ bravo, anzi furbissimo, Berlusconi che è riuscito ad intercettare l’unico argomento-boomerang che di fatto ha bloccato il recupero di Veltroni e ha messo all’angolo l’intera sinistra.
Eppure, esisterà un giudice a Roma (visto che non ci si può appellare a quelli integerrimi di “Berlino”!) che in pochissimi giorni con onestà e caparbietà riesca a far luce sul comportamento da “insider trading” di Berlusconi, come da giorni va denunciando il solo Di Pietro?
Mai nessun giornalista dei TG e GR che abbia tentato di analizzare le improvvide uscite del Caudillo di Arcore, del “portatore sano” di conflitto di interessi!

“Interverranno i miei figli… ora ci penso io… conosco già chi sta preparando una cordata italiana…Banca Intesa è ancora interessata all’operazione…ho parlato con Prodi e ho auspicato un prestito-ponte da 300 milioni di euro…” e tante altre “fole” del genere, distribuite con il sorriso inquietante da “caimano”, ad uso e servizio di telecamere e giornalisti accondiscendi.
Nessuno della grande “stampa indipendente”, tranne qualche articolo su “Repubblica”, che ricordi come Berlusconi sieda con due società nel patto di sindacato di Mediobanca, la principale banca d’affari italiana, sempre al centro di tutte le maggiori operazioni di salvataggio industriale e finanziario. E quindi è intriso da cima a fondo nel conflitto di interessi!
Nessuna autorità giudiziaria e amministrativa che senta il dovere di dire a gran voce “Alt! Queste dichiarazioni turbano l’andamento del mercato e potrebbero causare danni irreprabili ad un’azienda quotata in Borsa”?
Per poco meno negli Stati Uniti o in Gran Bretagna si viene persino arrestati, dopo che ci si deve forzosamente dimettere da qualsiasi incarico pubblico o politico!
Quale ruolo dovrebbero giocare in una fase così delicata della politica italiana e dell’economia dei trasporti autorità istituzionali come il Ministero dell’Economia, nella fattispecie del ministro Padoa Schioppa non nuovo a posizioni quanto meno “rinunciatarie”, la Corte dei Conti (essendo Alitalia una società partecipata dallo stato, si potrebbe rilevare il danno erariale) o la stessa Consob, che dovrebbe vigilare sulla correttezza degli “attori” rispetto alle società quotate, ma spesso arriva quando ormai i buoi sono scappati dalla stalla, quando i titoli sono diventati preda di rialzi o ribassi stratosferici?
Chi ci sta guadagnando in queste ultime due settimane sui titoli “terremotati” di Alitalia?


Attenzione, dunque, che questo modo familistico e pieno zeppo di conflitti d’interessi, se dovesse vincere le elezioni e tornare al governo, sarà la falsariga del suo “modus operandi” nell’economia, nell’informazione, nella finanza, nei rapporti internazionali: protezionismo, dazi doganali, finto assistenzialismo a livello regionale, elargizione di piccole regalie ai ceti più bisognosi, rialzo del debito pubblico, euroscetticismo, interventismo belligerante alla Bush, precarizzazione massiccia del mercato del lavoro, evasione ed elusione fiscale, mascherata da condoni settoriali, riduzione dello stato sociale a favore della privatizzazione dei servizi sociali, assistenziali, sanitari, e via di seguito secondo una ricetta “tathcheriana-reganiana” che neppure i più ostinati neoliberisti americani e inglesi accettano ormai.
Veramente così l’Italia rischierebbe di venire separata dal resto d’Europa e di finire sull’altra sponda del Mediterraneo, tra le nazioni arabe ancora in cerca di un via di sviluppo moderna e democratica avanzata.